Liceo Statale Scientifico e Classico

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Una pagina del diario di Giulia

Mercoledì 22 Aprile 2020

Pubblichiamo il testo di una pagina del diario di Giulia (1I), segnalato dalla prof.ssa Morelli al Corriere della Sera.

Ora sono in Svizzera, perché nella prima settimana di chiusura della scuola sono venuta a trovare mio padre e poi hanno chiuso la Lombardia e pertanto devo rimanere qui. All’inizio non mi dispiaceva ma poi ho pensato che così anche mia mamma non mi può vedere per un mese. I miei non hanno voluto farmi tornare prima perché mia mamma sta facendo i turni al Niguarda e non voleva che fossi esposta. La stessa sera mi sono resa conto di provare una terribile paura perché i miei nonni sono a Desio e ho paura che gli possa succedere qualcosa mentre io non ci sono. Ma soprattutto ho paura che quando tornerò avrò perso tutto, e io non c’ero, non ero con loro, non stavo assistendo a questo sconvolgimento.

Quando vengo in Svizzera ho tempo per riflettere ma ora la paura mi sta facendo smarrire in me stessa. Non riesco a dormire e non voglio perché ogni volta che mi addormento faccio gli incubi. Per di più anche mio padre è sempre fuori, lavora anche lui all’ospedale e anche qui in Svizzera si sta diffondendo il virus.

Oggi giornata riflessiva. Qui piove e fuori il tempo è cupo e nebbioso. Mi sono un po’ isolata, nel senso che non ho usato i social, non ho chiamato i miei compagni e sono stata a casa da sola. Dopo la video lezione di fisica mi sono messa sul divano e da lì vedevo la montagna ancora colorata dalle tonalità invernali. Mi sono messa a scrivere ma non era il giorno giusto per continuare il mio libro. È davvero impressionante, sembra di vivere in uno di quei film apocalittici, tutto è diverso.

In questi momenti ci si aggrappa anche alle cose più piccole e insignificanti che ci sono consuete e famigliari per non perdere l’orientamento, per non sentirsi smarriti in una realtà sconosciuta. Oggi ci ho pensato tanto: è come trovarsi da soli su un treno in corsa senza cartelli, non puoi tornare al punto di partenza se prima non si ferma, e sei in costante spostamento senza sapere la destinazione.

Adesso quando accendi la televisione non senti i politici che ne insultano altri, ma senti dei politici che sono vicini al popolo e che lo rassicurano; le pubblicità non sono più tutte per sponsorizzare marche e ditte, ma sono degli avvisi, dei suggerimenti sul comportamento da assumere per il bene comune; quando ascolti la radio i conduttori non lanciano solo titoli di canzoni, ma ti parlano di come loro e le loro famiglie stanno affrontando la cosa e lasciano la parola agli ascoltatori perché anche loro possano condividere la loro situazione.

Tutto e tutti, indipendentemente dal colore della pelle, dal luogo in cui vivono, dalla ricchezza, dal lavoro, dall’età, vogliono trasmettere un unico messaggio: «Ti capisco, lo sto vivendo anche io. Siamo uniti seppur distanti, siamo insieme tutti e indistintamente. E finché lo saremo, andrà tutto bene».